{"id":1476,"date":"2021-06-16T11:17:46","date_gmt":"2021-06-16T09:17:46","guid":{"rendered":"https:\/\/amboslo.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2021\/06\/letizia-jaccheri-l-informatica\/"},"modified":"2021-06-16T11:17:46","modified_gmt":"2021-06-16T09:17:46","slug":"letizia-jaccheri-l-informatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/amboslo.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2021\/06\/letizia-jaccheri-l-informatica\/","title":{"rendered":"Letizia Jaccheri: l\u2019informatica al servizio dell\u2019inclusione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8GHpXe6ZVj0\" frameborder=\"0\" width=\"560\" height=\"315\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" title=\"YouTube video player\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\"><\/iframe><\/p>\n<p>Talvolta l\u2019importanza delle mete raggiunte in ambito professionale e sociale va di pari passo con la modestia e la simpatia. Ed \u00e8 in queste occasioni, probabilmente, che ci si trova di fronte alle persone pi\u00f9 interessanti, quelle che pi\u00f9 di altre meritano di essere raccontate.<\/p>\n<p>Letizia Jaccheri \u00e8 un\u2019informatica di levatura internazionale. Dal 2002 \u00e8 full professor (professoressa ordinaria) alla prestigiosa Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim, rinomata per gli studi scientifici, dove insegna ingegneria del software.<\/p>\n<p>I suoi interessi coprono per\u00f2 un\u2019aerea molto estesa dell\u2019informatica, comprendendo l&#8217;interazione tra computer e bambino, l\u2019intrattenimento e, soprattutto, le questioni di genere nella scienza. Lavora inoltre in numerosi progetti di ricerca interdisciplinari che coniugano metodi d\u2019indagine tradizionali e innovativi, tra i quali figurano le revisioni della letteratura, gli studi qualitativi e quantitativi e la ricerca attiva (action research). Le sue attivit\u00e0 mirano a potenziare la ricerca mediante il dialogo tra le discipline.<\/p>\n<p>La rilevanza dei risultati della sua attivit\u00e0 professionale permette gi\u00e0 di farsi un\u2019idea della lunga strada percorsa dagli studi liceali condotti a Pisa, la sua citt\u00e0 natale, seguiti dalla laurea conseguita con una tesi di ingegneria del software all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Ma la vera svolta della sua vita, non solo professionale, avviene nel 1989, quando, dopo una breve permanenza al Politecnico di Torino, si reca in Norvegia per seguire quello che considera \u2013 insieme al suo relatore, il Professor Vincenzo Ambriola, che l\u2019ha spronata ad andare all\u2019estero \u2013 un vero e proprio mentore, nonch\u00e9 uno dei padri dell\u2019ingegneria del software a livello internazionale, il Professor Reidar Conradi.<\/p>\n<p>In Norvegia trova un ambiente accademico fertile e dinamico, caratterizzato gi\u00e0 allora da una spiccata internazionalizzazione e da una sensibilit\u00e0 particolare, e per certi versi ante litteram, rispetto a tematiche sociali come la parit\u00e0 di genere nei luoghi di lavoro e di potere.<\/p>\n<p>Caratteristica, quest\u2019ultima, che ha sorpreso e allo stesso tempo affascinato la giovane ricercatrice. Ricorda ancora con stupore che il Professor Reidar Conradi era \u201cossessionato dal gender gap nel mondo dell\u2019informatica gi\u00e0 nel 1989\u201d. Se a spingerla sino al freddo artico norvegese \u2013 insegna anche all\u2019Universit\u00e0 di Troms\u00f8, la pi\u00f9 a Nord del mondo \u2013 \u00e8 stata la precisa volont\u00e0 di seguire un maestro, ci\u00f2 che l\u2019ha convinta a rimanere ci riporta ad un\u2019altra variabile fondamentale nella vita, certo meno pianificabile della carriera lavorativa.<\/p>\n<p>Quando le si chiede cosa l\u2019abbia convinta a stabilirsi in Norvegia, infatti, risponde: \u201cBeh, semplicemente l\u2019amore. Ho sposato un norvegese\u201d.<\/p>\n<p>Il 6 maggio scorso, la Professoressa Jaccheri \u00e8 stata la prima persona non norvegese ad essere insignita del premio Norwegian Oda Award, assegnato a individui e organizzazioni che contribuiscono in modo mirato e consapevole ad incrementare la diversit\u00e0 e la parit\u00e0 di genere nel mondo della scienza e della tecnologia.<br \/>L\u2019associazione no-profit ODA, con sede in Norvegia, \u00e8 il principale luogo d\u2019incontro per le donne attive nel mondo della tecnologia nei paesi nordici; essa ha pi\u00f9 di 10.000 membri e 50 partner strategici. Il network che le d\u00e0 vita si pone l\u2019obiettivo concreto di raggiungere una quota del 40% di donne impiegate in questo settore e di contribuire a realizzare i vantaggi che una corretta valorizzazione della diversit\u00e0 comporta. Con gli ODA Awards si intende quindi onorare donne, uomini e organizzazioni che si affermano come modelli (role models) nel percorso verso una vera e compiuta inclusione, impegnandosi e lavorando per l\u2019uguaglianza di genere nella scienza e nella tecnologia all\u2019insegna dei quattro valori fondativi: ispirazione, coraggio, empowerment e passione.<br \/>Un passo delle motivazioni a corredo della sua premiazione recita: \u201cAttraverso il suo lavoro nel mondo accademico e nell\u2019informatica, Letizia ispira le giovani appassionate di tecnologia. \u00c8 nota per sostenere ed aiutare le donne a cogliere le migliori opportunit\u00e0 e a guidare il cambiamento\u201d.<\/p>\n<p>La Professoressa Jaccheri preferisce che ci si rivolga a lei con il suo nome proprio: \u201cNella mia universit\u00e0 sono l\u2019unica a chiamarmi Letizia. Basta il mio nome per essere sicuri di riferirsi a me\u201d.<\/p>\n<p>Quest\u2019atteggiamento di cordiale understatement, improntato al pragmatismo, traspare con decisione dalle sue parole. \u00c8 forse un riflesso della sua filosofia, che lascia alle azioni e ai risultati, e non alle parole, il compito di dimostrare il valore dei suoi progetti: che essi riguardino lo sviluppo dei software o il progresso e le conquiste sociali sembra fare poca differenza.<\/p>\n<p>Tra le attivit\u00e0 che la vedono come protagonista, o delle quali \u00e8 promotrice, secondo il suo stesso parere quella che pi\u00f9 le \u00e8 valso questo importante riconoscimento \u00e8 stata l\u2019iniziativa <a href=\"https:\/\/www.ntnu.edu\/idun\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>IDUN<\/strong><\/a> che ha promosso e coordinato all\u2019interno dell\u2019universit\u00e0 di Trondheim per incrementare il numero di studentesse iscritte a informatica e, parallelamente, quello delle docenti donne.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 volte ribadisce che questi progetti sono fondamentali ma non bastano. \u00c8 essenziale agire anche sul piano della comunicazione, per permettere alle giovani donne di essere pienamente consapevoli delle opportunit\u00e0 che oggi possono cogliere e delle disparit\u00e0 contro cui \u00e8 doveroso continuare a combattere.<br \/>Inoltre, la Professoressa Jaccheri ritiene essenziale che le ragazze che iniziano a lavorare o a studiare in questo settore possano avere persone a cui ispirarsi e, possibilmente, appoggiarsi nel loro percorso. Modelli di riferimento (role models), professoresse o ricercatrici, donne che ce l\u2019hanno fatta, insomma. La speranza, infatti, spesso \u00e8 rafforzata dagli esempi concreti di vita e di carriera, pi\u00f9 che dalle statistiche o dagli studi sociologici. E senza speranza le cose non (si) cambiano.<\/p>\n<p>Quando le viene chiesto quali consigli si sente di dare alle giovani che si accingono ad intraprendere gli studi universitari, risponde invitandole innanzitutto a includere l\u2019informatica nel novero delle possibili scelte. Quello che bisogna evitare \u00e8 che venga scartata a priori per un bias di carattere cognitivo o per generica diffidenza. Anche per questo l\u2019aspetto comunicativo \u00e8 irrinunciabile. Allo stesso tempo, tuttavia, per avere successo ed esercitare una professione soddisfacente \u00e8 fondamentale selezionare la disciplina per cui si ha pi\u00f9 slancio, quella per cui ci si sente pi\u00f9 portati. \u201cBisogna studiare quello che ci piace! E all\u2019informatica bisogna avvicinarsi in modo gioioso\u201d, chiosa con la franchezza che la contraddistingue.<\/p>\n<p>Grazie alla sua esperienza di italiana che ha messo le radici in Norvegia, il suo punto di osservazione \u00e8 prezioso anche per capire quali siano le differenze tra i due Paesi per quanto riguarda il ruolo delle donne nella scienza e, in particolare, nell\u2019informatica. Come sempre, la Professoressa parte dai dati, secondo i quali anche in Norvegia, descritta nell\u2019immaginario collettivo come il Paese delle pari opportunit\u00e0 per eccellenza, la situazione in ambito scientifico \u00e8 lontana dall\u2019essere ottimale. Su tutte, la percentuale di donne ordinarie nei settori scientifici si ferma al 14%.<\/p>\n<p>Nonostante questo, si dice speranzosa e fiduciosa, poich\u00e9 sono tanti i progetti a livello internazionale e nazionale che puntano alla parit\u00e0 di genere. Grazie all\u2019iniziativa <strong><a href=\"https:\/\/www.ntnu.edu\/girls\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ADA<\/a><\/strong>, per esempio, v\u2019\u00e8 stato un notevole incremento del numero di donne iscritte al corso di computer science dell\u2019NTNU, per altro uno dei pi\u00f9 prestigiosi e ambiti; se nel 2000 la percentuale di donne era del 6%, quest\u2019anno \u00e8 stata del 25%. Da questi numeri grezzi, la Professoressa Jaccheri introduce una riflessione molto interessante, legata ai sistemi educativi dei due Paesi. In Italia ci sono tante donne eccellenti e molto competenti, pi\u00f9 che in Norvegia, ma il livello medio \u00e8 pi\u00f9 basso. Secondo l\u2019informatica, questa dinamica \u00e8 dovuta, in buona misura, all\u2019impronta sociale universalistica del modello di welfare norvegese \u2013 e, pi\u00f9 in generale, scandinavo \u2013 che copre gran parte delle spese per l\u2019istruzione terziaria mediante la fiscalit\u00e0 generale. Questo rende pi\u00f9 efficiente ed effettivo il meccanismo delle pari opportunit\u00e0, che in Italia sconta ancora alcune importanti deficienze, tra cui il fatto che i costi per l\u2019istruzione universitaria ricadano pesantemente sulle famiglie.<\/p>\n<p>Nel complesso, il progresso si vede ma c\u2019\u00e8 ancora molto lavoro da fare. Secondo Letizia, i motivi di questa carenza sono da ricercarsi, almeno in parte, nell\u2019alone di diffidenza e mistero che ancora permea il mondo dell\u2019informatica per alcune donne. Sicuramente, quindi, questo scoglio culturale andr\u00e0 superato mediante un\u2019opera di comunicazione e testimonianza costante e, soprattutto, con un salto di qualit\u00e0 nell\u2019educazione e nell\u2019istruzione delle nuove generazioni. Si tratter\u00e0 di piccole rivoluzioni nel modo di raccontare le donne e l\u2019informatica e le donne nell\u2019informatica. Ma sar\u00e0 importante anche non sacrificare lo spirito inventivo e la predisposizione femminile per la tecnologia fin dalla pi\u00f9 giovane et\u00e0. \u201cBanalmente, quando ero piccola piuttosto che regalarmi solo le bambole, perch\u00e9 non mi hanno fornito anche dei lego?\u201d, si chiede con il caratteristico piglio toscano.<\/p>\n<p>Letizia Jaccheri \u00e8 un\u2019italiana illustre, adottata dalla Norvegia, che tanto le ha dato. Con la concretezza tipica dei migliori scienziati (e delle migliori scienziate) ha messo la sua esperienza e il suo acume al servizio dell\u2019inclusione e delle pari opportunit\u00e0. Ad esserle grati ci sono due Paesi, Italia e Norvegia, e, soprattutto, un folto gruppo di studentesse e studenti di NTNU, la Norwegian University of Science and Technology.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Talvolta l\u2019importanza delle mete raggiunte in ambito professionale e sociale va di pari passo con la modestia e la simpatia. 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