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Cooperazione economica

 

Cooperazione economica

INTERSCAMBIO COMMERCIALE ITALIA-ISLANDA

Nel 2019 l’interscambio commerciale tra Italia ed Islanda ha raggiunto i 119 milioni di euro con un saldo favorevole al nostro paese di 95,7 milioni di euro. L’avanzo è stato reso possibile dal soddisfacente andamento delle nostre esportazioni – il cui volume è stato pari a 107,5 milioni – e dalla rilevante contrazione delle importazioni dall’Islanda ridottesi del 40,1% (esse sono scesa da 19,7 a 11,8 mln. di euro).

Le principali voci del nostro export sono stati i prodotti della metallurgia, i macchinari e le apparecchiature, i mezzi di trasporto, i prodotti alimentari e bevande, ed articoli di abbigliamento.

Per contro l’Italia ha principalmente importato dal paese atlantico manufatti metallurgici e prodotti ittici.

Nel primo trimestre 2020 (gennaio-marzo), l’interscambio ha cominciato a risentire della crisi epidemiologica da covid-19. Le nostre esportazioni si sono ridotte del 15% (passando da 28,1 a 24 milioni di euro) ed anche le importazioni italiane hanno registrato una analoga flessione percentuale (scendendo da 4,2 a 3,5 mln.). Resta comunque un saldo positivo a favore dell’Italia di oltre 20 milioni di euro, con ragionevoli prospettive di un suo ulteriore incremento nella restante parte del 2020.

2. Nel 2019 l'Islanda ha esportato beni per circa 5,2 miliardi di dollari, cioè il 5,9% in meno rispetto al 2018.

I quattro/quinti dell'export è stato indirizzato verso i paesi europei, l'11,7% verso il Nord-America ed il 5,4% verso l'Asia.

Sul piano bilaterale i principali paesi di esportazione sono stati i Paesi Bassi (26,3%), il Regno Unito (10,3%), la Spagna (9,4%), gli Stati Uniti (7,3%), la Francia (7,1%) e la Germania (5,9%). Sono due, di gran lunga, le principali voci dell'export islandese nel 2019: i prodotti ittici per un valore di circa 2 miliardi di dollari (38,8% del totale) e l'alluminio e suoi derivati per un valore di 1,8 miliardi di dollari (34,4% del totale). Seguono, a notevole distanza, gli aerei e suoi pezzi di ricambio (158 milioni di dolalri) e l'acciaio con 144 milioni di dollari (2,7% del totale).

Nel 2019 l'Islanda ha importato beni per circa 6,57 miliardi di dollari, cioè il 14,4% in meno rispetto al 2018.

I principali fornitori del paese atlantico sono stati la Norvegia (11,3% del totale), gli Stati Uniti (8,53%), la Germania (8,29%), la Repubblica Popolare Cinese (7,38%) ed i Paesi bassi (6,93%). Oltre la metà delle importazioni islandesi provengono dai paesi europei grazie alle previsioni dell'accordo sullo spazio economico europeo. I principali prodotti importati dall'Islanda sono stati nell'ordine:

a) gli idrocarburi ("oil&gas") e prodotti derivati per 793 milioni di dollari pari al 12% del totale);

b) i macchinari di impiego generale e speciale per 724 milioni di dollari (11% del totale),

c) prodotti dell'elettronica per 711 milioni (10,8%);

d) ed i prodotti chimici e loro derivati per 667 milioni di dollari (10,1%).

Complessivamente la bilancia commerciale islandese ha presentato nel 2019 un saldo negativo pari a 1,37 miliardi di dollari.

 

Presenza imprese italiane

Sono quattro le principali società italiane operanti nel mercato islandese.

La prima é il gruppo SIA che dal 2017 è impegnato in una commessa a favore della Banca Centrale islandese per la realizzazione di una piattaforma informatica per i pagamenti elettronici istantanei e di un nuovo sistema informatico relativo ai pagamenti interbancari in tempo reale. Il carattere innovativo del sistema fornito da SIA consiste nel fatto che tutte le diverse transazioni finanziarie (bank-to-bank, people-to-people e business-to-business) vengono effettuate utilizzando una unica procedura standard a livello nazionale.

La seconda é l’istituto bancario Unicredit che ha effettuato un investimento di 3,1 milioni di euro nella società islandese MENIGA, specializzata nell’elaborazione di software. Grazie a tale investimento, Meniga sta partecipando al processo di trasformazione digitale di Unicredit, contribuendo alla realizzazione di nuove soluzioni informatiche per i suoi clienti, tra le quali i pagamenti online, quelli via smart-phone e gli instant-transfer.

La terza società é la ex-Becromal, fondata nel 1955, che dispone di un impianto produttivo ad Akureyri, nel nord dell’Islanda. Nel corso degli anni la Becromal Italia è stata acquistata dalla società tedesca ETCOS che a sua volta è stata poi rilevata dalla giapponese TDK. L’impianto islandese ha dal 2019 cambiato denominazione, divenendo TDK Foil.
Il suo management è però rimasto quasi completamente italiano ed il fatturato della TDK Foil – pari a circa 50 milioni di euro annui – è consolidato nel bilancio della casa madre italiana.
La TDK Foil é specializzata nel trattamento dei fogli di alluminio ai fini della loro conversione in condensatori elettrolitici in grado di assicurare la funzionalità dei circuiti e dei dispositivi elettrici, inclusi quelli necessari allo sfruttamento delle energie rinnovabili. E’ divenuta uno dei principali fornitori mondiali di tali prodotti.

Infine, opera in Islanda la società italiana Rizzani de Eccher SpA che è impegnata nella realizzazione di cinque contratti per la costruzione di circa 670 unità abitative prevalentemente nell’area metropolitana di Reykjavík (per una superficie di 70.000 mq di superficie), a seguito di un accordo-quadro con un operatore del locale mercato immobiliare controllato da KVIKA, la prima banca commerciale islandese. Di tali contratti, due sono già in corso di esecuzione, due saranno sottoscritti nel primo semestre del 2020 ed uno entro la fine del 2020.

(aggiornamento: giugno 2020)

 

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